Analisi Difesa anno 11 numero 105
001 - ANALISI ITALIA

CAMBIO AL COMANDO DI UNIFIL: GRAZIANO LASCIA UN LIBANO PIU’ STABILE

di Gianandrea  Gaiani

Naqoura (Libano) – 28 gennaio - Con una cerimonia che ha visto sfilare le bandiere dei 29 stati che compongono le forze dell’Onu in Libano meridionale, il generale Claudio Graziano ha ceduto il comando della missione Unifil 2 (United Nations Interim Mission in Lebanon) allo spagnolo Alberto Asarta che ha già comandato il contingente di Madrid nel Paese mediorientale. Graziano, alpino 56enne veterano delle missioni in Mozambico e Afghanistan, ha ceduto dopo tre anni di mandato il comando dei 13.000 caschi blu schierati nel Libano meridionale. Un avvicendamento nato dalle pressioni del governo Zapatero ma che non ha entusiasmato le parti in causa favorevoli a prolungare la leadership italiana. Per la missione rafforzata dopo la guerra tra Hezbollah e Israele dell’estate 2006 il passaggio di consegne è stato incerto fino a pochi mesi or sono poiché alle pressioni di Madrid si sono a lungo contrapposte le richieste di prolungare ulteriormente il mandato all’ufficiale italiano provenienti anche da Libano e Israele.

Gaffe spagnola
Non a caso negli ambienti diplomatici di Beirut si parla di una breve parentesi di comando spagnolo in attesa del ritorno degli italiani alla guida della missione. Che Madrid sia considerata poco adatta a guidare la delicata missione lo dicono più o meno apertamente tutti. Israele considera il governo Zapatero troppo filo-palestinese ma oltre a Gerusalemme anche Beirut ha fatto l'impossibile per ottenere un prolungamento ulteriore del mandato di Graziano. Gli spagnoli inoltre hanno poca dimestichezza con la struttura degli staff dell’Onu come dimostra la pretesa di assegnare al generale Asarta uno staff iberico non invece previsto dalla multinazionalità degli incarichi attribuiti dal Dipartimento del Peacekeeping dell’Onu. Le pressioni di Madrid sul  Palazzo di Vetro hanno indotto Roma a rinunciare a nuove candidature italiane auspicando che gli spagnoli inviassero qualche centinaio di soldati in più. Invece Madrid ha confermato che il suo contingente resterà di 1.100 militari lasciando all'Italia il ruolo di principale contributore della missione Onu con oltre 2.000 militari. Gli spagnoli piacciono poco anche ai libanesi che li considerano arroganti e poco utili poiché non spendono un euro per la ricostruzione post bellica del sud. Un aspetto non da poco in questa regione quasi dimenticata dal governo di Beirut (dove persino i sindaci di Hezbollah riconoscono che si viveva meglio sotto l'occupazione israeliana) dove Unifil costituisce il principale produttore di reddito e l'Italia, che spende per aiutare le comunità cristiane e musulmane quasi 2 milioni di euro l'anno, interviene con progetti di assistenza anche nel settore spagnolo. A completare il quadro contribuiscono anche le gaffes del generale Alberto Asarta che, assumendo il comando venerdì a Naqoura, ha ringraziato subito le autorità  civili e militari spagnole e italiane e solo dopo il ministro della Difesa di Beirut, Elias Murr, che pare non abbia gradito lo sgarbo. Asarta  ha poi inopportunamente dimostrato di avere una visione messianica del suo incarico quando ha affermato che un suo amico libanese gli disse un giorno che "Dio lo aveva inviato in questa grande terra per una ragione buona e a lungo termine". Frase da  crociato più che da comandante di caschi blu, certo inopportuna in un Paese diviso in 18 confessioni religiose. Anche per questo molti in Libano ritengono quel "lungo termine" durerà meno di un anno.

Il bilancio di Graziano
Molti i risultati ottenuti in questi tre anni e soprattutto “riconosciuti dalle parti” ha sottolineato Graziano. “Anche se all’inizio pochi ci credevano Unifil è riuscita a mantenere la cessazione delle ostilità, a favorire il dispiegamento delle forze libanesi, a fornire supporto umanitario alla popolazione e a instaurare la situazione più stabile degli ultimi quaranta anni gettando le basi per possibili sviluppi”. Graziano, ha dato vita al “meeting tripartito”, riunioni che con cadenza mensile mettono intorno a un tavolo i rappresentanti libanesi e israeliani in una base dei caschi blu posta esattamente sulla linea di confine. “Incontri che hanno consentito di risolvere direttamente molti problemi concreti contribuendo a creare un clima di maggiore fiducia tra le parti e che abbiamo mantenuto anche durante l’operazione Piombo Fuso degli israeliani a Gaza”. Un ulteriore progresso riguarda poi la marcatura, con l’accordo tra le parti, di quasi la metà dei 118 chilometri della Blue Line, che separa i due Paesi dopo il ritiro israeliano del 2000. ”Quando ne parlai a New York mi risposero che era troppo complicato ma oggi sono sicuro che sarà un successo”. Anche se “dove prima c’erano le milizie oggi ci sono le forze nazionali libanesi appoggiate da Unifil“ Graziano ammette che “rimane ancora molto da fare affinché la zona sia completamente libera da armi” ricordando anche i lanci di razzi contro Israele attribuiti a gruppi palestinesi presenti nei campi profughi, esclusi dall’area di competenza dei caschi blu. Le violazioni della Risoluzione 1701 in effetti non mancano. Anche se nessuno gira armato la presenza di depositi di armi di hezbollah nel sud de Libano viene confermata sotto voce da tutti così come sono quotidiani i sorvoli di velivoli da ricognizione israeliani (jet e aerei teleguidati) sul territorio libanese tesi a sorvegliare i siti e i movimenti dei miliziani filo-iraniani. Unifil del resto dispone di un robusto dispositivo terrestre e di una componente navale, che aiuta la minuscola marina libanese a controllare il suo spazio marittimo, ma è priva di una forza aerea che garantisca l’inviolabilità dei cieli libanesi. Tema delicato sul quale Graziano si limita a ricordare che tutte le violazioni vengono segnalate precisando che “i sistemi di sorveglianza dello spazio aereo sono efficaci e sufficienti”. “Uno dei motivi che mi fa essere ottimista è la constatazione che nel sud del Libano sono in costruzione 50.000 nuovi edifici grazie a investimenti dei libanesi residenti all’estero anche se qui Unifil continua a essere il primo fornitore di introiti”. Circa il futuro l’obiettivo è lasciare alle forze libanesi la responsabilità della sicurezza ma fino ad allora “è importante che Unifil mantenga la struttura attuale per controllare la situazione”. Graziano che lancia un messaggio ben chiaro a libanesi e israeliani. “Unifil non può diventare ostaggio di sé stessa e non può durare in eterno ma solo qualche altro anno ancora” a causa dello sforzo finanziario e militare sostenuto soprattutto dai maggiori contributori: Italia, Spagna e Francia. “In questa durata consiste la finestra di opportunità per far si che l’attuale situazione diventi irreversibile.” Non mancano segnali di cedimento nel mantenere un forza militare costituita da due brigate con blindati, carri armati, artiglieria ed elicotteri che solo all’Italia costa 300 milioni di euro all’anno. Madrid non aumenterà i suoi soldati e l Belgio li ridurrà da 250 ad appena 80.

 

Foto G. Gaiani