Testo e foto di Alberto Scarpitta, da Herat (Afghanistan)
I moderni conflitti asimmetrici vedono la coesistenza, nel medesimo teatro in fasi temporali successive o, sempre più spesso, addirittura in contemporanea, di operazioni prettamente militari, misure di ricostruzione e sostegno e tentativi di pacificazione e appoggio alle istituzioni civili locali.
Per affrontare queste sfide risulta fondamentale un approccio complesso, basato sulle cosiddette Effect Based Operations (EBO), termine con il quale si intende l’applicazione sinergica, contemporanea e cumulativa di tutte le capacità disponibili, sia militari che civili, a livello tattico, operativo e strategico, al fine di conseguire il risultato desiderato. In tutte le fasi di un approccio globale e complesso basato sulle EBO risulta essenziale far conoscere correttamente i fini, i limiti e le opportunità del nostro impegno militare complessivo, per cercare di conquistare, se non proprio i cuori e le menti come suggerisce la ben nota espressione anglosassone, almeno un appoggio quanto più possibile fattivo da parte della popolazione civile. Questo è il ruolo delle operazioni psicologiche, che il nostro Paese preferisce chiamare pudicamente comunicazioni operative. “Il massimo dell’abilità consiste nel piegare la resistenza del nemico senza combattere”. Il nostro interlocutore cita “L’arte della guerra” di Sun Tzu per spiegarci i compiti del proprio reparto nel difficile teatro afghano: “la comunicazione operativa si prefigge lo scopo di far conoscere, in maniera adeguata e credibile, il fine dell’impegno militare italiano e alleato in Afghanistan, modificando positivamente la percezione di tale impegno presso la popolazione locale, grazie alla capacità di accentrare, controllare e gestire le informazioni”. Siamo ad Herat e chi ci parla è il maggiore Rocchetti, responsabile della Task Force Psy Ops del nostro contingente, una piccola struttura composta da una ventina di uomini e donne posta alle dirette dipendenze del Comandante del Regional Command West. La sua missione consiste nel fornire la propria consulenza specialistica su materie, direttive o restrizioni che potrebbero compromettere il senso e l’immagine della nostra presenza in teatro presso la popolazione locale, o determinati strati di questa. Lo scopo è poter influenzare le percezioni, le suggestioni ed il comune sentire dei civili attraverso l’analisi dell’impatto psicologico delle operazioni ed orientare tali sentimenti a favore del nostro operato. In teatro le operazioni psicologiche concorrono, in sinergia con la cellula Public Affair Office (PAO) e la direzione delle Strategic communication (STRATCOM), allo sviluppo e condotta delle campagne comunicative. Si interfacciano costantemente con la cellula Information Operations, al fine di enfatizzare sui media locali e presso la popolazione i progetti ed i programmi della funzione operativa CIMIC o del J-9 sulla cooperazione civile-militare. Strettissima è infine la collaborazione con i vari PRT del RC-West, sia quello italiano di Herat che gli altri di pertinenza alleata, al fine di meglio illustrare i progetti di cooperazione e di aiuto alla ricostruzione ed allo sviluppo. In questo contesto le comunicazioni operative debbono fornire e gestire le notizie in termini coerenti con le necessità delle operazioni e con le finalità del nostro impegno militare, contribuendo a creare un clima generale favorevole al buon esito della missione. Per raggiungere tali obiettivi è però essenziale che il messaggi trasmessi risultino e vengano recepiti come veritieri e credibili, destinati a fornire interpretazioni plausibili di fatti concreti e verificabili: nulla di più lontano dalla più vuota propaganda. Infine gli assetti PSYOPS in teatro, pur non svolgendo compiti propriamente di Human Intelligence o informativi, possono disporre nello svolgimento delle proprie funzioni di un osservatorio privilegiato sugli umori e gli orientamenti prevalenti della popolazione. Le informazioni raccolte, oggetto di contatti diretti, mediazioni culturali e registrazioni video anche occulte, sono ovviamente condivise con le cellule e gli organismi reputati alle funzioni di intelligence. Questi compiti fuori dal comune sono affidati al 28° Reggimento Comunicazioni Operative “Pavia”, una assetto specialistico pregiato del nostro esercito di recentissima costituzione basato a Pesaro. E’ solo nell’aprile del 2003 infatti che il reggimento inizia la riconfigurazione per assolvere i nuovi compiti: assicurare e sviluppare nella Forza Armata un’adeguata capacità di gestire le operazioni psicologiche e le comunicazioni operative nell’era dell’Information Warfare, sulla falsariga di quanto realizzato nei principali eserciti della NATO, primi fra tutti gli Stati Uniti, la Gran Bretagna e la Germania. Bisognava riprendere, potenziare ed adeguare professionalità un tempo presenti, almeno allo stato embrionale, nell’ambito del comando FTASE di Verona, ma ormai disperse dopo le profonde trasformazioni degli scenari internazioni succedute alla fine del confronto bipolare. Dal febbraio 2004 il personale prescelto ed accuratamente selezionato inizia a confluire a Pesaro e vengono avviati corsi e seminari di formazione impegnativi e complessi, in Patria e all’estero, avvalendosi inizialmente dell’assistenza tecnica di Paesi alleati. Dopo solo 14 mesi il reggimento raggiunge la certificazione operativa intermedia NATO, potendo distaccare sul campo i primi assetti nell’ambito della Missione Antica Babilonia in Iraq (dove peraltro un nucleo iniziale agiva a titolo sperimentale già dal febbraio 2004), evidenziando subito le potenzialità elevatissime insite nella comunicazione impiegata per scopi militari, a livello strategico, operativo e tattico.