Analisi Difesa anno 12 numero 120
001 - ANALISI ITALIA

MILITARI E CONTRACTORS PER PROTEGGERE I MERCANTILI DAI PIRATI

15 luglio - Dopo due anni di discussioni il governo ha dato il via libera all'impiego dei militari e di personale di compagnie private a bordo delle navi italiane per fronteggiare il pericolo dei pirati. Ieri le Commissioni esteri e difesa del Senato hanno approvato il decreto legge sul rifinanziamento delle missioni militari all'estero. Decreto che, all'articolo 5, autorizza gli armatori a sottoscrivere accordi con il ministero della Difesa per l'impiego di militari della Marina a bordo delle navi o a utilizzare servizi di vigilanza privata. Di fatto si consente “l'imbarco, a richiesta e con oneri a carico degli armatori, di Nuclei Militari di Protezione (NMP) della Marina, che può avvalersi anche di personale delle altre forze armate, e del relativo armamento previsto per l'espletamento del servizio.”
Il provvedimento passerà alla Camera mentre i ministeri della Difesa e dell'Interno dovranno adeguare la normativa per permettere l'applicazione del decreto sostenuto da maggioranza e opposizione. "Vivo apprezzamento" è stato espresso dal presidente dell’associazione degli armatori (Confitarma) Paolo d'Amico, secondo il quale "la difesa attiva delle nostre navi è diventata indispensabile per la salvaguardia dei nostri equipaggi”. L’Italia arriva ultima tra i grandi Paesi occidentali nell’approvare leggi che consentano di proteggere i mercantili dai pirati somali che attaccano oltre 120 navi ogni anno catturandone diverse decine. Al momento sono in mano ai pirati la petroliera Savina Caylyn e la motonave Rosalia D'Amato con 44 marinai a bordo 11 dei quali italiani. L’impiego di guardie armate rappresenta l’unica misura di protezione efficace contro i pirati almeno fino a quando la comunità internazionale continuerà a limitarsi a scortare i cargo rinunciando a scatenare offensive militari contro le barche e le “tortughe” dei criminali somali che detengono 34 navi e oltre 700 uomini d’equipaggio.
Quasi tutti i Paesi occidentali hanno autorizzato l’imbarco di guardie private armate mentre la Francia ha assegnato piccole squadre di fanti di Marina ai mercantili e pescherecci in transito nell’Oceano Indiano. L’Italia autorizza entrambe le soluzioni. rivelatesi efficaci. Contractors, che sono per lo più ex militari, e soldati hanno respinto in molte occasioni i barchini dei pirati provocando anche severe perdute agli aggressori. L’accordo per l’imbarco dei nostri “marines” del Reggimento San Marco (reparto che in questi giorni sta inviando circa 450 uomini in Afghanistan) era stato messo a punto nei mesi scorsi da Marina e Confitarma ma aveva incontrato alcune resistenze da parte del ministro della Difesa, Ignazio La Russa, perplesso circa la possibilità di porre squadre di militari agli ordini di comandanti della marina mercantile. Il Decreto Legge sembra risolvere la questione affidando al “comandante di ciascun nucleo” di militari “la responsabilità esclusiva dell'attività di contrasto militare alla pirateria” con l’attribuzione delle “funzioni di ufficiale e di agente di polizia giudiziaria” riguardo ai reati relativi alla pirateria. La nuova missione della Marina non piace al deputato di Futuro e Libertà e medaglia d'oro al valor militare, Gianfranco Paglia, che parla “militari in affitto” e ironicamente propone “un emendamento che permetta a chi abita in posti isolati con alto tasso di criminalità di prendere in affitto a proprie spese una volante dei Carabinieri o un carro armato dell'Esercito per contrastare la delinquenza”. Nessuna perplessità per l’ammiraglio Fabio Caffio, esperto di Diritto del mare, secondo il quale “il contesto può apparire nuovo ma con questo incarico la Marina assolve il compito istituzionale di proteggere gli interessi nazionali all’estero. Inoltre non si tratta di dare la caccia ai pirati ma della sola protezione delle singole navi in caso di minaccia in atto”. L’impiego dei militari a tutela degli interessi economici e commerciali non è certo nuovo nella storia marittima e imbarcare gruppi di soldati sui mercantili (a Gibuti e in altri Paesi dell’area) avrà costi inferiori rispetto alle navi da guerra schierate nell’Oceano Indiano che non potranno mai proteggere tutti i mercantili italiani in transito.

Gianandrea Gaiani
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