Analisi Difesa anno 12 numero 124
002 - ANALISI MONDO

LA CONTESA PER LE SPRATLY: ACQUE AGITATE NEL MAR CINESE MERIDIONALE

di Giuliano Da Frè

Scontri a fuoco. Sequestri di pescherecci. Navi e sommergibili che mostrano la bandiera dove non dovrebbero. Cavi tagliati e "giochi a rimpiattino". Nell'ultimo anno è tornato ad acuirsi il contenzioso marittimo per l'arcipelago delle isole Spratly, che nel primo decennio del XXI secolo sembrava essere stato confinato sui tavoli negoziali diplomatici, o nelle stanze delle grandi società petrolifere, sempre alla ricerca di gas e petrolio, di cui i fondali di quella parte di Mar Cinese meridionale sarebbero ricchi. Il duello più acceso coinvolge nuovamente Vietnam e Cina, che dopo essersi scontrata con il vecchio regime filo-americano di Saigon per le isole Paracels, occupate manu militari nel 1974, quattordici anni più tardi non aveva esitato a sparare addosso anche alle navi che battevano la bandiera rossa del governo di Hanoi (col quale peraltro era di fatto in guerra dalla tentata invasione del 1979).
Risolti i problemi confinari nel 1991, nel 2002 Cina e Vietnam avevano firmato una dichiarazione congiunta assieme ad altri 8 paesi della regione, impegnandosi a risolvere pacificamente le dispute, e per sfruttare congiuntamente le risorse dell'area.
Ma gli interessi in gioco sono troppo grandi, soprattutto per il Drago cinese, affamato di petrolio, e desideroso di tenere in riga le Tigri asiatiche; e negli ultimi anni sabotare attraverso incruenti "incidenti navali" proprio le attività di prospezione petrolifera altrui è diventata un'abitudine. Come quando un pattugliatore cinese ha reciso un sensore (sofisticato e costoso) trainato da una nave per ricerche della PetroVietnam. Tuttavia, il riacutizzarsi delle tensioni data probabilmente dal 2008, quando la visita dell'allora presidente di Taiwan Chen Shui Bian, imbarcato su una task force navale, a Itu Aba, unica isola dell'arcipelago controllata da Taipei (che vi aveva appena completato una base aerea), provocò una levata di scudi da parte delle altre nazioni interessate alla regione contesa: Cina, Brunei, Malaysia, Filippine, Indonesia, Vietnam (vedi BOX).
Proprio Hanoi resta il paese più interessato all'arcipelago, di cui occupa una trentina di isole e isolette, organizzate in un distretto di provincia. Ed è tra Vietnam e Cina che la partita è tornata scaldarsi negli ultimi mesi, anche se Malaysia, Filippine e Taiwan non sono rimaste a guardare: il governo taiwanese, seppure oggi riavvicinatosi a Pechino, ha inviato a Itu Aba un battaglione di Marines; Manila nel 2009 ha legalizzato la sua presenza su alcune porzioni a nord e est dell'arcipelago, mentre nello stesso anno la Federazione Malaysiana ha ampliato l'area marittima rivendicata.



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