Analisi Difesa anno 13 numero 127
013 - COMMENTI

NIENTE AUSTERITY PER LE MONARCHIE DEL GOLFO

da  Il Sole 24 Ore  del 1 aprile 2012 di Roberto Bongiorni
Deficit non è uno dei termini più in voga nei Paesi del Golfo. Non lo è per l'Arabia Saudita, il primo esportatore mondiale di petrolio, né per il piccolo Qatar, il Paese con il Pil pro capite più alto al mondo, e neppure per il facoltoso Kuwait. In comune queste tre monarchie non hanno solo enormi riserve di greggio e gas, e una pericolosa dipendenza dal prezzo del barile. In un periodo in cui diversi Paesi europei cercano di far quadrare i conti, tagliando i budget laddove è possibile, Arabia, Qatar e Kuwait hanno accresciuto a dismisura i loro bilanci pubblici. Eppure non hanno avuto alcun problema di bilancio, anzi. Perché si sono trovati con surplus così ampi da rendere quasi problematica la loro destinazione. Più che diligenza nei conti, in verità si è trattato di un colpo di fortuna. Il 2011, come peraltro il 2010 e il 2009, è stato un anno dalle vacche grasse. Se nell'estate del 2008 sui mercati dei futures il prezzo del barile ha toccato lo storico record di 147 dollari, il primato raggiunto nel 2011 ha un peso maggiore. Il barile a più di 100 dollari per un anno di fila ha gonfiato le rendite dei Paesi produttori. A cominciare dall'Arabia Saudita. Nel 2011 il primo esportatore mondiale di greggio è ricorso alla sua grande capacità di riserva per colmare la carenza del petrolio libico. Ora sta facendo altrettanto per calmare le tensioni sui mercati in vista dell'embargo contro l'Iran. Risultato: le entrate hanno di gran lunga superato le spese. Il surplus del budget ha raggiunto così nel 2011 quota 60 miliardi di dollari. Riad non è stata certo prudente nelle spese. Il budget per il 2011 era stato fissato a 154 miliardi di dollari. Ma ecco profilarsi l'inattesa primavera araba. Via via che i presidenti quasi a vita dei Paesi nordafricani cadevano, nell'anziano monarca si faceva strada un grande timore: e se potesse accadere anche a noi? Per placare il malcontento popolare, re Abdullah decise già nei primi mesi del 2011 di dare il via a un welfare alla araba: un cockatil di misure volte a compiacere la popolazione: un "pacchetto reale" di 43 miliardi di dollari destinati alle fasce più povere, nel quale erano previsti ampi finanziamenti per la costruzione di migliaia di alloggi e la creazione di 60mila nuovi posti di lavoro presso il già affollato ministero degli Interni. A conti fatti la spesa pubblica è cosi lievitata del 23%, senza peraltro che l'economia ne abbia troppo giovato. Eppure il surplus si è assestato al 14,1% del prodotto interno lordo. Un fattore che ha contribuito a ridurre il rapporto del debito pubblico/Pil al 6,3 per cento. Basti pensare che dieci anni fa il rapporto si trovava su standard italiani, oltre il 100 per cento. Alla monarchia va riconosciuto il merito di essere estremamente prudente quando si tratta di pianificare il budget (nel 2011 la previsione del prezzo del barile era fissata a 70 dollari). L'impennata del Pil va quasi tutta attribuita al caro barile. Sempre per placare il malcontento Riad ha così aumentato anche il budget 2012 del 19%: il "nuovo pacchetto", che include privatizzazioni e infrastrutture, ammonta a 28 miliardi di dollari. Il surplus dovrebbe assestarsi nell'ordine del 4,3%, ma probabilmente molto di più. Con la crisi iraniana che si inasprisce, il futuro è tutt'altro che grigio. Riad sta già pompando 10 milioni di barili al giorno, e ha assicurato i mercati di poter arrivare agevolmente a 12 milioni in caso di interruzione delle forniture iraniane. Gli assets della banca centrale saudita, saliti nel 2011 da 52 a 80 miliardi di dollari, rappresentano infine un considerevole tesoretto. Anche le finanze del Kuwait non versano in cattivo stato. Nei primi otto mesi dell'anno fiscale 2011-2012, che terminerà in aprile, il budget governativo ha registrato un surplus di ben 41,6 miliardi di dollari. Il doppio rispetto a quello dell'anno precedente. Anche in questo caso la prudenza con cui il Governo ha fissato il prezzo del barile nel suo budget - 60 dollari - ha permesso di ritrovarsi con una simile liquidità. Dopo aver sforato del 44% le previsioni nel 2010-2011, le spese pubbliche dovrebbero salire anche nel 2011-2012 ma in modo più contenuto. La crescita sembra comunque assicurata: +3,5% nel 2012, mentre il surplus del budget dovrebbe avvicinarsi al 23 per cento. Infine il Qatar. Nonostante il titanico piano di investimenti pubblici annunciato in vista dei mondiali di calcio 2022 - almeno 70 miliardi di dollari - il piccolo emirato dovrebbe continuare a registrare comodi surplus del budget ancora per diversi anni. Solo nel 2° trimestre dell'anno fiscale 2011-12 (luglio-settembre) il surplus è stato del 25% sul Pil, vale a dire 11,6 miliardi di dollari.