19 aprile - Adnkronos/Aki - Le milizie dei giovani mujahidin somali (Shabab) che combattono contro il governo transitorio di Mogadiscio hanno iniziato a reclutare anche i disabili per portarli in prima linea a combattere il loro jihad. E' quanto emerge da un reportage condotto nel sud della Somalia dal sito informativo locale 'Somalia Report'. Spiega il sito che "in Somalia i disabili sono spesso considerati come un peso dalle loro famiglie e questo facilita il loro reclutamento da parte degli Shabab che combattono per il controllo del Paese. La povertà dilagante della Somalia, dove da anni ci sono conflitti e carestie, ha reso difficile per i disabili trovare aiuto e per molti l'unica speranza è quella di rivolgersi ai militanti islamici". Nel tentativo di comprendere la portata del fenomeno, alcuni giornalisti somali hanno visitato nei giorni scorsi i villaggi di Faafa Haduun e Eel Ade, sobborghi di Bardeere, nella regione di Gedo, dove è noto che gli Shabab hanno sfruttato le persone disabili con il pretesto di farli combattere una 'guerra santa'. Il primo giovane che viene intervistato è Abdi, uno dei cinque miliziani non udenti reclutati tra le fila degli Shabab in quella zona. Sposato con figli, Abdi è stato ben addestrato dalla milizia ed e' in grado di combattere nonostante non possa udire spari o altri suoni. Il sito somalo ha anche parlato con Ali Muhamud, un combattente disabile reclutato come spia e che attualmente vive a Eel Ade. "Ho perso le gambe dieci anni fa in un'esplosione a Mogadiscio - ha raccontato - Dopo aver trovato difficoltà a vivere in città a causa dei combattimenti, ho deciso di venire in questo paese. Gli Shabaab mi hanno detto che ogni persona deve combattere per amore di Allah, indipendentemente dalle loro capacità, così anche se sono mutilato ho lavorato per i mujahidin come spia". Racconta inoltre di aver "sentito i mujahidin incoraggiare le persone disabili al jihad nelle grandi città come Mogadiscio e Baidoa. Chiedono loro di partecipare ad attentati kamikaze se non possono combattere al fronte". Un'altra testimonianza è quella di Farhia Hassan, un residente locale, che ha spiegato. "Conosco un uomo che ha entrambe le gambe amputate a causa di un incidente avuto con un camion un paio di anni fa - ha affermato - Dopo l'incursione degli Shabab nel nostro territorio nel 2007, e' stato costretto a unirsi ai militanti perchè allora avevano un numero esiguo di combattenti. E' stato usato dai militanti per convincere la gente del posto a supportare i mujahidin ed i ragazzi in prima linea. E' stato bravo in questo, nonostante la sua incapacità di camminare, strisciava da un punto ad un altro del villaggio". Secondo questa testimonianza, "i capi del gruppo islamico incoraggiano le persone disabili ad effettuare attentati suicidi perche' dicono che l'unico modo attraverso il quale possono combattere una guerra santa è quello di sacrificare la loro vita, poiché non possono fisicamente impegnarsi in combattimento". Farhia ha affermato, inoltre, di aver sentito dire che a Baidabo e in altre città come Mogadiscio le milizie sfruttano anche i malati di mente. "Quando le milizie islamiche vogliono attaccare i loro nemici in un luogo aperto - ha concluso - lo fanno soprattutto inviando i malati mentali in avanscoperta contro i propri avversari con una cintura carica di esplosivo".