Analisi Difesa anno 13 numero 127
001 - ANALISI ITALIA

ALL’ASTA O SMANTELLATE IN INDONESIA LA TRISTE FINE DELLE NAVI TRICOLORI

 da  Il Secolo XIX  del 14 aprile 2012  di  Alberto Quarati
In totale, la flotta della Marina militare è composta da 165 unità Dentro ovviamente c’è di tutto dalle portaerei ai rimorchiatori, dalle cacciamine ai velieri “Vespucci” e “Palinuro”. È la barriera difensiva dell’Italia, un Paese circondato per tre lati dal mare e al confine tra un’Europa in crisi e un Nordafrica in tumultuoso cambiamento. I tagli previsti dalla Marina sulla flotta, in alcuni casi anticipati di cinque anni, lasceranno un buco in questo sistema difensivo: su 26 navi, sei saranno sostituite, 20 no. Ma attenzione: la prima linea è costituita da due portaerei, quattro cacciatorpediniere,12 fregate (otto classe Maestrale, 4 classe Soldati). Dopo la cura dimagrante, le fregate saranno nove. Nel caso in cui il governo decidesse di tagliare il programma Fremm ­ cioè le unità che rimp iazzeranno proprio le classi Maestrale e Soldati ­ nel tempo mancherebbe- ro all’appello altre quattro navL  Tre navi non rimpiazzate oggi, quattro non rimpiazzate domani Fanno sette. La prima linea delle fregate passerebbe da 12 a 5 unità, sempre che nel frattempo il governo non decida d completare i finanziamenti ancora mancanti perle ulteriori due Fremm, e commissionare le 4 navi mancantL  Le corvette sparirebbero: da 8 a 2. «Come lo difendiamo il nostro Paese? Abbiamo una portaerei, un’altra sta entrando in servizio. Ma i cacciamine? In ordine non c’è niente ­ dice Lorenzo Forcieri, presidente del porto di Spezia (porto militare per eccellenza) ed ex sottosegretario alla Difesa nell’ultimo governo Prodi ­. Eppure noi non possiamo permetterci di  diventare l’Islanda, che ha deciso di non avere esercito. Mi auguro che quelle navi non sparino nemmeno un colpo, ma non possiamo ignorare la nostra posizione geografica: senza dimenticare che le innovazioni tecniche nel settore navale, quelle che tengono in piedi la cantieristica, partono da lì». Non c’è solo un problema di difesa del territorio. Una volta dismesse, queste unità vanno demolite. Un anno e e mezzo fa circolava l’ipotesi di trasformare una parte dell’Arsenale di Spezia in un cantiere specializzato per la demolizione delle unità più complesse. Forcieri dice non esserne al corrente, dalla Marina non confermano né smentiscono. «Collocare a Spezia quel tipo di operazioni avrebbe un senso Ma è un’ipotesi». Anche se in questo momento, la Marina tende a vendere tutte le unità che abbiano ancora un valore. Le navi più piccole, quelle di seconda linea, dopo un periodo in riserva «seguono il percorso della navi commerciali: vendita all’asta, poi smantellamento» in Turchia, India o Indonesia. I tempi della riserva sono variabili: il lanciamissili “Vittorio Veneto” è fermo dal 2006 in attesa del suo destino le altre 20 unità rimarranno ferme nei porti dove hanno operato nella loro carriera. Forse non darebbero fastidio, ma certo di fantasmi i porti italiani sono già pieni.