di Giuliano Da Frè
Lo stato che non c'è
Vuole la leggenda che nel 1868, dopo un pesante sgarbo diplomatico da parte dell'allora dittatore boliviano Mariano Melgarejo nei confronti del governo di Sua Maestà britannica (il collerico caudillo aveva legato ad un asino l'ambasciatore inglese, facendolo girare per le vie di La Paz con la faccia rivolta verso la... coda del quadrupede) la Regina Vittoria si facesse portare una mappa dell'America Latina, e con un lapis "cancellasse" la repubblica andina dalla carta.
E' invece la storia che, da 20 anni a questa parte, ha cancellato la Somalia dalle mappe degli stati sovrani: e dire che il paese aveva conosciuto, tra il 1950 e il 1969 (anno del colpo di stato del generale Siad Barre) un'inedita fase di pace e stabilità, prima sotto l'amministrazione fiduciaria italiana sino all'indipendenza del 1960, poi sotto governi democratici a guida civile. La guerra tuttavia covava nell'animo della sua leadership: nel 1964 un conflitto con l'Etiopia per l'Ogaden, e poi intermittenti scontri di frontiera col Kenya (1964-1967), aumentarono il ruolo e il peso politico dei militari che, nel 1969, presero il potere. La seconda guerra dell'Ogaden con l'Etiopia, riesplosa nel 1977 e protrattasi sino al 1988, fece il resto: già nel 1979 un gruppo di ufficiali scontenti aveva cercato di rovesciare Siad Barre. Rifugiatisi in Etiopia, si erano uniti ai regolari di Addis Abeba all'epoca impegnati nel conflitto di frontiera con la Somalia, per poi dare il via ad una guerriglia autonoma che nel 1991 avrebbe portato alla caduta dell'anziano dittatore. Ma con la cacciata del ventennale regime militare somalo - costata in 5 anni 50.000 morti - si era solo l'inizio del dramma; già nel 1992 la lotta tra le varie fazioni che dilaniavano la Somalia aveva provocato una crisi incontrollabile, sfociata in una catastrofe umanitaria, con 200mila morti in un anno, Mogadiscio distrutta, e il distacco dell'ex Somaliland britannico (riunificato al resto della Somalia nel 1960) dal governo centrale. Un governo che di fatto non esisteva più, col paese ostaggio dei signori della guerra. A fine 1992 le Nazioni Unite, impossibilitate a garantire la distribuzione degli aiuti umanitari, autorizzavano l'intervento di un contingente militare multinazionale. La missione UNOSOM (cui partecipava anche l'Italia con una brigata e una forza anfibia), dopo aver assicurato la ripresa delle forniture umanitarie si impantanò, su pressione degli Stati Uniti, in un complicato intervento contro i "signori della guerra", tanto lodevole quanto velleitario, col risultato di subire pesanti perdite (le truppe italiane nell'occasione furono coinvolte nel primo scontro di terra combattuto dopo il 1945, la battaglia del check-point "Pasta" del 2 luglio 1993, che ci costò tre morti e 36 feriti). Nel 1995 l'ONU ammetteva il disastro e ritirava i caschi blu: e da allora la Somalia è scomparsa dagli schermi radar delle cancellerie per un decennio, durante il quale il paese è rimasto in balia di bande di miliziani che assomigliavano spesso a banditi, e di banditi che si spacciavano per miliziani.