8 maggio - Da artefici della “guerra lampo” a imboscati. La parabola discendente della fama e dell’efficienza bellica dell’esercito tedesco ha raggiunto il suo punto più basso in Afghanistan pochi giorni or sono quando, forse per coprire l’inconsistenza militare del suo ruolo, il comando tedesco (Regional Command North) di Isaf si è rifiutato di esporre la situazione nell’area settentrionale a un gruppo di analisti e opinion leaders inviati dal Quartier generale della Nato. Da quanto riferito ad Analisi Difesa da fonti ben informate, malgrado le indicazioni del comando alleato di Kabul prevedessero di esporre fornire una relazione completa sulla situazione militare nell’area di loro competenza i vertici del contingente tedesco di stanza a Mezar-i- Sharif si sono rifiutati di fornire dettagli sullo stato della loro campagna nella Regione Nord e persino di esprimersi relativamente alla consistenza degli insorti. Hanno preferito somministrare agli analisti della Nato dei briefing centrati sugli aspetti civili della ricostruzione, uno dei quali concernente gli interventi di contenimento delle alluvioni, affidato ad un esperto proveniente dal Ciad ! Anche quando hanno accettato di rispondere a domande specifiche sulle condizioni di sicurezza nella loro area di responsabilità, hanno preferito che a trattarne fossero ufficiali statunitensi e olandesi. Eppure, come sottolinea un testimone della reticenza germanica, “la lunga fila di lapidi commemorative dei caduti che si trova nella base descrive al di là di ogni ragionevole dubbio cosa stia succedendo da quelle parti ….”
In realtà in Afghanistan i tedeschi hanno collezionato talmente tante e tali figuracce da cancellare ogni residua illusione circa la sopravvivenza delle pur gloriose tradizioni di capacità ed efficienza militare. Basti ricordare che sul finire del 2009 il contingente di Berlino (5 mila unità, il terzo per consistenza dopo USA e Gran Bretagna) venne ridicolizzato dagli afgani. Dopo le notizie circa la mancanza di disciplina, l’abuso di alcool nelle basi afgane e le critiche degli anglo-americani per le blande regole d’ingaggio, la spallata finale alla già traballante credibilità delle truppe di Berlino venne sferrata da Mohammed Omar, governatore della provincia di Kunduz. Omar dichiarò che le truppe tedesche sono troppo “timide e lente a scendere in campo per difendere la sicurezza”. In un'intervista al settimanale Der Spiegel il governatore lamentò che “i comandanti tedeschi cambiano ogni tre-sei mesi: alcuni hanno grande esperienza, altri sono molto esitanti. Quando chiediamo assistenza in uno scontro a fuoco, le forze tedesche spesso devono chiedere l'autorizzazione al loro quartier generale a Mazar-e-Sharif e arrivano troppo tardi”. La turnazione semestrale dei reparti schierati in Afghanistan è però la stessa utilizzata da quasi tutti gli alleati inclusi italiani e britannici (solo gli americani avvicendano i reparti dopo un anno di servizio) mentre a penalizzare le capacità operative delle truppe tedesche hanno contribuito i pesanti limiti posti dal governo. Berlino schiera oggi 4.818 militari in Afghanistan e dal 2002 ha registrato 53 caduti, 17 dei quali morti in incidenti. Il governatore Omar aveva già criticato l’eccesso di prudenza dei tedeschi accusati di non uscire dai blindati durante i pattugliamenti e nel settembre 2009 dichiarò senza mezze misure che “dovrebbero andarsene ed essere rimpiazzati dagli americani”. “Se i tedeschi non vogliono fare il loro lavoro, per essere onesti sarebbe meglio che lasciassero la nostra provincia”, aveva ribadito a Der Spiegel il governatore, assegnando al contingente germanico il poco ambito record di unico tra i 50 schierati in Afghanistan ad essere stato invitato dalle autorità locali a fare fagotto per manifesta incapacità. Fino a metà 2009 i soldati tedeschi potevano aprire il fuoco solo per difendersi e non erano autorizzati ad attaccare i miliziani, neppure le forze speciali che nel 2008 si fecero sfuggire un importante capo talebano perché le regole d’ingaggio nazionali impedivano di sparare per primi (facendo arrabbiare gli americani) . Prima delle elezioni afgane del 2009 sono state apportate solo piccole modifiche ai caveat consentendo alle truppe di affiancare i reparti afgani ma solo a scopo difensivo. Anche oggi resta vietato ai tedeschi dare la caccia ai miliziani e condurre azioni offensive. Il 18 novembre 2009 il governo tedesco ha bocciato la modifica dei caveat che avrebbe consentito di impiegare le truppe in modo più incisivo e di schierarle anche nelle aree calde del sud. Berlino annunciò infatti che gli istruttori tedeschi, che avevano addestrato un battaglione dell’esercito afgano destinato a rischierarsi nella provincia meridionale di Kandahar, non avrebbero seguito i soldati di Kabul nel sud. Il motivo? Laggiù era troppo pericoloso. I tedeschi peraltro sono basati in una delle regioni più tranquille del Paese anche se proprio a causa dello scarso controllo del territorio esercitato da truppe germaniche (schierate in gran parte dentro le basi) ha favorito una forte penetrazione talebana nella provincia di Kunduz contrastata dal 2010 da rinforzi statunitensi. Berlino si era assunta nel 2002 l’onere di addestrare i poliziotti afghani ma gli istruttori tedeschi erano poche decine e pretendevano di non uscire mai dai centri d’addestramento per affiancare i colleghi afghani. In un’intervista pubblicata dal giornale tedesco Welt am Sonntag,il 16 settembre 2007 l’ambasciatrice americana alla Nato ha sottolineato che “non basta formare poliziotti nelle aule, come la Germania sta facendo per ora” ma occorre anche “andare con gli agenti afgani in loco, anche in regioni pericolose nel sud e nell’est” ricordando che “tutti gli alleati vogliono vedere i rischi di quest’impegno condivisi in modo equo”.
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Foto Truppe tedesche e afghane (Ministero Difesa Tedesco)