15 maggio - Vittime civili sempre più “pesanti” nel conflitto afghano. La Nato ammette ancora una volta di aver colpito innocenti per errore mentre le truppe afghane rinunciano a numerose operazioni contro i talebani per non mettere a repentaglio la vita dei civili. Dopo un’inchiesta durata diversi giorni il comando alleato di Kabul ha ammesso di aver ucciso civili afgani nel corso di due operazioni condotte da forze aeree statunitensi nella provincia meridionale di Helmand il 4 maggio e in quella occidentale di Badghis, nel settore posto sotto il comando italiano, il 6 maggio. In un comunicato congiunto dell'Isaf e delle forze statunitensi non viene indicato il numero di vittime civili ma responsabili locali avevano riferito di 21 morti complessivi nelle due differenti operazioni contro gli insorti. Secondo un bilancio non confermato sei membri di una stessa famiglia, due ragazzi, tre ragazze e una donna, sono stati uccisi in occasione del bombardamento nell'Helmand, secondo l'ufficio del governatore della provincia. Quindici civili, fra cui donne e bambini, hanno perso la vita in un altro bombardamento nella provincia di Badghis, ha indicato Qazi Abdul Rahim, un deputato di questa provincia, riferendo di un raids aereo condotto sul villaggio di Nawboor non lontano dalla base italiana di Bala Murghab e teso a uccidere il capo talebano Mullah Abdullah Soori. "La coalizione si assume tutta la sua responsabilità in questi tragici e spiacevoli incidenti. Incontreremo i membri delle famiglie delle vittime e dei feriti per porgere loro le nostre condoglianze" più sincere, riferisce il comunicato. Il generale John Allen, comandante dell'Isaf, comunicherà al presidente Hamid Karzai il risultato delle indagini sugli incidenti ."Il presidente sarà rassicurato del nostro impegno ad adottare tutte le misure idonee per ridurre al minimo la probabilità che eventi del genere si verifichino in futuro", ha spiegato il comunicato, che ha aggiunto che eventuali responsabili di queste azioni ne dovranno "rendere conto". Il presidente afgano ha minacciato lunedì Washington di congelare l'accordo di partenariato strategico di lungo termine firmato la settimana scorsa in occasione della visita lampo di Barack Obama a Kabul, qualora la forza della Nato in Afghanistan (Isaf) non facesse maggiori sforzi per evitare di uccidere civili nel corso delle sue operazioni. Benché “i danni collaterali” siano tutto sommato limitati e quasi inevitabili se si considera il carattere anti insurrezionale del conflitto afghano e l’utilizzo dei civili come scudi umani da parte dei talebani, l’incubo di provocare vittime civili sta influenzando pesantemente le operazioni militari specie ora che anche le incursioni notturne tese a catturare o uccidere i leader talebani sono state poste sotto il comando di Kabul. I comandanti dell'esercito afghano negli ultimi due mesi si sono infatti rifiutati in almeno 14 casi di seguire le indicazioni dell'intelligence statunitense e attaccare leader talebani, adducendo il rischio di provocare vittime tra i civili. I comandanti afghani non solo non hanno effettuato operazioni considerate rischiose per la popolazione ma hanno posto il veto anche all’esecuzione dei raids da parte delle forze statunitensi. Come sottolinea il Washington Post, si tratta di una svolta enorme, se si pensa che per lo scorso decennio sono stati i comandanti della Nato a dettare la strategia mentre l'esercito afghano svolgeva un ruolo marginale. Ora, in piena transizione e alla vigilia del ritiro degli alleati, gli afghani assumono il comando delle operazioni ma in molti casi evitano di dare la caccia ai leader nemici. "Negli ultimi due mesi sono state rifiutate 14, forse 16, operazioni" ha reso noto il generale Sher Mohammad Karimi, comandante dell'esercito afghano. "Gli americani ci hanno detto, che è meglio condurre queste operazioni contro obiettivi importanti ma i miei ufficiali hanno risposto concordando sull’importanza dei bersagli ma che nell'area vi erano molti civili donne e bambini". Il generale Karimi ha precisato che le operazioni notturne rifiutate sono state poi condotte in un secondo momento, quando gli obiettivi non si trovavano più in zone con molti civili. Da parte loro, gli americani affermano di stare facendo tutti i tentativi per evitare vittime civili e che, nonostante i rifiuti degli afghani, si portano a termine ancora un numero alto di azioni notturne, alle quale gli americani continuano a fornire sostegno logistico e copertura aerea. "Sono gli afghani ad avere la parola finale se una missione deve essere condotta o no, è così che ora funzionano le cose" ha detto un ufficiale americano sottolineando che questo non ha però impedito che ogni notte si portino a termine "un buon numero di operazioni". Sul piano militare però i contrasti tra alleati e afghani sono in aumento con il progressivo passaggio delle responsabilità anche a causa dell’escalation di casi di soldati di Kabul che uccidono militari alleati. L’ultimo caso, il ventesimo dall’inizio dell’anno su 153 caduti alleati, è avvenuto ieri nella provincia orientale di Kunar dove un militare afghano ha ucciso un americano ferendone altri due prima di fuggire. Con i soldati afghani che sparano sempre più spesso a quelli alleati e si rifiutano frequentemente di attaccare i talebani lo sviluppo più probabile è un ritiro accelerato delle truppe di Isaf, del quale la Nato discuterà il 20 e 21 maggio al Vertice di Chicago, e una già evidente velocizzazione della transizione dei compiti di sicurezza. Come ha annunciato ieri il portavoce del ministero della Difesa, generale Zahir Azimi, gli afghani sono pronti a dare il via alla terza fase della transizione che vedrà polizia ed esercito nazionale assumere la responsabilità della sicurezza in tutti i capoluoghi provinciali e 230 distretti in tutto il paese. A oggi circa la metà della popolazione afghana vive in zone la cui sicurezza è assicurata dalle forze locali che possono in ogni caso ancora contare sul supporto delle truppe alleate.
Gianandrea Gaiani
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