12 luglio - (Adnkronos/Aki) - L'attivita' di repressione condotta dai governi dei paesi islamici, unita alla difficoltà di reclutare nuove leve per eseguire attacchi kamikaze, sta spingendo al-Qaeda a puntare sempre di più sui bambini. L'ultima cellula in ordine di tempo a decidere di reclutare minori per i suoi attentati e' quella di al-Qaeda nel Maghreb islamico, le cui basi si trovano in Algeria. La polizia di Algeri ha infatti arrestato due giorni fa un terrorista a Blida, scoprendo che aveva indosso una lettera dell'emiro Abdel Malik Droukedel nella quale gli ordinava di reclutare adolescenti per il gruppo. Prima dei terroristi algerini avevano iniziato a reclutare bambini soldato i gruppi jihadisti del nord del Mali e in particolare il Movimento per l'Unita' e il Jihad in Africa occidentale (Mujao), i cui membri provengono in buona parte dai campi saharawi del Fronte Polisario. Tra i ragazzini di quei campi, che vivono senza prospettive per il futuro nel sud dell'Algeria, avevano iniziato il reclutamento gia' gli uomini di Mokhtar Bel Mokhtar, l'emiro di al-Qaeda nel Sahara. A dettare la linea pero' sono stati i ribelli somali degli Shabab, che da anni reclutano ed educano i bambini del loro paese al jihad. Prima di reclutarli per la guerra vera e propria hanno iniziato un'attivita' di propaganda, organizzando concorsi a premio sul Corano, nei quali i vincitori avevano in regalo fucili, per poi continuare con campi di addestramento e corsi per bambini, tutti regolarmente ripresi dalle telecamere e mostrati con orgoglio sul Web.In occasione di alcuni di questi concorsi apparivano in video bambini di pochi anni, ancora in braccio alle loro mamme, gia' con la pistola giocattolo in una mano e il Corano nell'altra. Quando però i miliziani somali si trovano in villaggi dove la popolazione non accetta di consegnare loro i bambini, inizia il reclutamento forzato. E' quanto ha denunciato lo scorso febbraio 'Human rights watch', ong secondo la quale "i ribelli hanno rapito molti bambini da case e scuole nel sud della Somalia, sequestrando inoltre le bambine per matrimoni forzati". Hrw ha accusato pero' anche le forze del governo transitorio somalo di Mogadiscio di aver usato i bambini come combattenti. Il fenomeno dei bambini soldato nel mondo islamico non riguarda infatti solo i gruppi jihadisti. Solo la scorsa settimana anche le formazioni della guerriglia siriana, che combatte contro il regime di Bashar al-Assad, sono state accusate di aver usato ragazzini in combattimento. Un video, pubblicato in rete, ha mostrato un bambino arruolato nelle fila dei ribelli siriani, nel mezzo di un combattimento vicino al villaggio di Azzara. Le immagini, girate a fine giugno, mostravano un ragazzino con un kalashnikov e, appeso al collo, un portamunizioni. Il ricorso a bambini soldato non e' pero' un fenomeno che riguarda esclusivamente i paesi islamici. Si stima infatti che 250mila bambini siano coinvolti in conflitti in tutto il mondo. Sono usati come combattenti, messaggeri, spie, facchini, cuochi. Le ragazze, in particolare, sono costrette a rapporti sessuali e sono private dei loro diritti e della loro infanzia. Oltre un miliardo di bambini vive in 42 paesi colpiti, tra il 2002 e oggi, da violenti conflitti. Ma l'impatto dei conflitti armati sui bambini e' difficile da stimare a causa della mancanza di informazioni affidabili e aggiornate. Il Protocollo opzionale alla Convenzione sui diritti dell'infanzia e dell'adolescenza relativo al coinvolgimento dei bambini nei conflitti armati, che risale al 2000, aumenta l'età minima per la partecipazione diretta agli scontri a fuoco dai 15 ai 18 anni e vieta il servizio di leva o il reclutamento forzato al di sotto dei 18 anni. Lo statuto della Corte penale internazionale del 1998 definisce crimine di guerra l'arruolamento sotto i 15 anni in forze armate nazionali e l'utilizzo di minori nella partecipazione attiva alle ostilita' in conflitti sia internazionali sia interni