Analisi Difesa anno 13 numero 130
001 - ANALISI ITALIA

AEREI SIGINT: L’AERONAUTICA RICORRE “ALL’AFFITTO”

di Silvio Lora-Lamia
(aggiornato il 25 luglio) - I tagli al bilancio della Difesa aguzzano l’ingegno, o quantomeno l’arte di arrangiarsi. Se un aeroplano non lo si può acquistare e mantenere poi per decenni, lo si può prendere in leasing per un po’, mettendo nel “pacchetto” tutto: ore di volo, manutenzione, addestramento, logistica. E’ un modo (relativamente) più risparmioso di assicurarsi una determinata “capacità”, come si usa dire oggi. Portato a termine dopo dieci anni il leasing di 34 intercettori F-16 “Air Defence Fighter”, il Ministero della Difesa ora ha acquistato per la durata un anno (prorogabile di altri 12 mesi) ore di volo, training e quant’altro di un aereo da intelligence elettronica con cui l’Aeronautica Militare potrà sostituire almeno temporaneamente il suo anziano G.222 SIGINT (SIGnal INTelligence), che va in pensione a fine anno e di cui si chiede un sostituto da ormai cinque anni. L’aereo in questione è l’Airborne Multi-INT Laboratory, più brevemente AML, un bireattore d’affari Gulfstream III che Lockheed Martin ha attrezzato come banco-prova volante di sistemi SIGINT e ISR (Intelligence, Surveillance and Reconnaissance). Una piattaforma “dimostrativa” (oltre al Gulfstream Lockheed può modificare analogamente il biturboelica di aviazione generale Beechcraft 350 o il commuter de Havilland Dash-8) studiata per provare e far interagire agilmente una miriade di sensori capaci di andare anche oltre la (si fa per dire) semplice intercettazione e analisi di comunicazioni radio (sotto-funzione COMINT) e di dialoghi in radiofrequenza fra apparati (ELINT), fino a consentire il ben più completo C4ISR (Command, Control, Communications, Computers, Intelligence, Surveillance and Reconnaissance). Il tutto grazie a una esasperazione del concetto di “architettura aperta”, con sistemi “plug and play” che permettono al “laboratorio” di riconfigurarsi rapidamente secondo necessità. Il Gulfstream III/AML è insomma una sorta di “campionario volante” di tutto ciò che può servire, e Lockheed può fornire - con l’apporto per le funzioni C4ISR di Rockwell Collins e della “italiana” DRS Defense Solutions -, nel campo dell’intelligence elettronica.

Già impiegato operativamente
Mostrato in pubblico la prima volta a Farnborough 2010 a meno di un mese dal primo volo e basato normalmente presso il complesso sperimentale di Lockheed Martin sul Phoenix-Goodyear Airport, in Arizona, dalla fine di aprile il Gulfstream III/AML è a Pratica di Mare, inquadrato nei ranghi del 14° Stormo. Al salone londinese Finmeccanica attraverso la controllata Elsag Datamat Defence (poi incorporata da Selex Sistemi Integrati) annunciò un accordo con Lockheed e L-3 Communications per dotare l’aereo di sensori italiani, ma in realtà era solo un “pour parler”, verosimilmente un’ipotesi di “offset” industriale nel caso l’Aeronautica fosse stata interessata al velivolo. Fatto sta che non se ne fece poi nulla, come Selex Sistemi Integrati ha confermato ad “Analisi Difesa”. Per parte sua l’Aeronautica non ha mai dato notizia di questa acquisizione (in realtà è lo Stato Maggiore della Difesa a non voler fare troppa pubblicità), salvo citare l’AML - e questa è forse la notizia più interessante - fra gli assetti con cui dal 10 al 29 giugno ha preso parte in Norvegia assieme all’Esercito alla “Trial Unified Vision 2012”, esercitazione NATO volta ad avviare un’integrazione fra le piattaforme ISR dell’Alleanza dopo Iraq, Afghanistan e Libia, e - perché no - in vista di possibili nuovi impegni dalle parti delle coste siriane. A sua volta, in un comunicato del 25 giugno, Lockheed Martin ha manifestato apprezzamento per questo primo impiego in un “live operational environment” di quello che in definitiva è puramente un prototipo dimostratore tecnico-commerciale. Questa esperienza operativa, recita la nota di Lockheed, le tornerà utile per sviluppare ulteriormente il concetto di “fornitura di capacità ISR come servizio” attorno al quale ruota un’intera famiglia di configurazioni di sistemi Intelligence, Surveillance and Reconnaissance, battezzata “Dragon Family” e di cui l’AML è la prima concretizzazione. Che cosa intendano fare la Difesa e in particolare l’Aeronautica con questo velivolo - che non è chiaro se possa essere riprodotto in esemplari in tutto e per tutto operativi - è presto detto: imparare in primo luogo a gestire un genere di piattaforme aeree indispensabili alla conduzione di campagne aeree (o meglio aero-navali) con assetti alleati in un rapporto di condivisione e non già di dipendenza, oltre che utili nella composizione della “picture” di possibili minacce in campo nazionale (calamità naturali ed eventi straordinari compresi); e in seconda battuta stabilire quale parte dello spettro C4ISR affidare a questo tipo di velivoli, sapendo che parte di quelle funzioni saranno assegnate anche/o in alternativa agli aerei Early Warning che il nostro Paese attende da Israele (ne accenniamo più avanti). Va in questa direzione anche il ruolo attivo che personale di Lockheed Martin svolgerà servendosi del Gulfstream III/AML nella ricerca e nello sviluppo delle capacità ISR alle quali, in un ambito interforze, l’Aeronautica Militare vuole approdare.