Analisi Difesa anno 13 numero 130
011 - ENDURING FREEDOM

IL DANISH BATTLEGROUP NELLA PROVINCIA AFGANA DELL’HELMAND

Il sempre più intricato e complesso scenario afgano vede le milizie talebane, duramente respinte sul campo dalle offensive messe in atto dal surge iniziato nel 2009, costrette ad azioni ad alta visibilità mediatica ed emozionale, al fine di mostrare una forza di cui non dispongono sul piano strettamente militare. Le azioni verificatesi il 15 aprile scorso, una serie di attacchi coordinati a sorpresa, nelle città di Kabul e Jalalabad, sono state pianificate proprio con questo obiettivo avente lo scopo principale di produrre il massimo risultato a livello mediatico. Del resto azioni similari erano state condotte anche nel 2011, tutte a Kabul, con attentati ai danni del British Council, contro la sede Nato e l'ambasciata statunitense. Pur restando enormi problemi irrisolti, in Afghanistan si respira sempre di più un clima di accelerazione sulla exit-strategy poiché, a parte la data al dicembre 2014 fissata da Obama fin quasi dalla sua campagna elettorale, stanno circolando, mese dopo mese, sempre più rumors su possibili anticipi parziali o totali dei circa 130 mila soldati Isaf/Nato. A queste voci si sono aggiunti gli annunci, dati stavolta come sicuri, dei ritiri anticipati dei rispettivi contingenti, con decorrenza dalla fine di quest'anno da parte della Francia e dal 2013 da parte dell'Australia. Dal canto loro le forze americane dovrebbero ridursi dagli attuali 100mila uomini a 68mila entro questa estate, che rappresenta un nuovo evidente favore politico degli alti comandi alla Casa Bianca. Allo stesso tempo, il precario presidente afgano Karzai preme ogni giorno per un sollecito ritiro, essendo la sua carta migliore per restare al potere e poter continuare a gestire i ricchi finanziamenti degli Stati Uniti e dei suoi alleati. La fase attuale di transition-strategy prevede un disingaggio dai ruoli combat che verranno lasciati alle forze afgane, i contingenti americani e di Isaf saranno sempre più coinvolti per un verso nella veste di consiglieri e istruttori e dall'altro tenuti come forza di riserva (tipo quick reaction force) per dare supporto su richiesta dei comandi dell'Afghan National Army (ANA). Tuttavia, anzi a maggior ragione visto il sempre più scarso appoggio politico ai soldati, uomini e donne, impegnati quotidianamente, i contingenti militari di Isaf/Nato, come i nostri reparti italiani e quelli, in particolare, della Danimarca, oggetto del presente articolo, proseguono con la massima professionalità nella loro missione di azioni counter-insurgency e di costruzione di zone più ampie di sicurezza, sulla base di un ottimo rapporto, consolidato nel tempo, con le popolazioni locali. Le genti afgane, pur avendo pochissima voce nel grande mainstream delle agenzie stampa e mondo dei media, manifestano timori e rinnovate paure su cosa potrà accadere quando si effettuerà il ritiro (quasi avviato come si è visto in queste ultime settimane) dei contingenti Isaf/Nato.



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