Analisi Difesa anno 13 numero 130
001 - ANALISI ITALIA

GLI INTERROGATIVI DELLA SPENDING REVIEW MILITARE

8 luglio - La spending review della Difesa rischia di colpire le capacità operative senza riuscire a ridurre sensibilmente e in tempi brevi la voce di spesa del personale che assorbe quest’anno il 70 per cento delle risorse del bilancio. Le disposizioni emerse dalla rivisitazione della spesa pubblica prevedono per le forze armate tagli per 1,1 miliardo di euro in tre anni e la riduzione del 10 per cento degli organici, cioè circa 18 mila militari. I tagli al bilancio prevedono 100 milioni quest’anno tagliando l’acquisizione di beni e servizi, 500 milioni nel 2013 e 500 nel 2014. Tagli che si sommano ai 3 miliardi già decurtati nel triennio 2012-2014 dal governo Berlusconi (1,5 miliardi quest’anno e altrettanti nel prossimo biennio) che rischiano di portare tra due anni il bilancio della Funzione Difesa italiana al minimo storico da 13,3 miliardi di quest’anno a poco più di 10 miliardi.   Le riduzioni del personale si integrano (accelerandolo) con il programma di tagli agli organici per 33 mila militari e 10 mila dipendenti civili già varato dal ministro Giampaolo Di Paola e che dovrebbe completarsi nel 2024. Tuttavia la riduzione del personale verrà ottenuto ove possibile con prepensionamenti o trasferimenti al altri enti pubblici ma per la gran parte degli esuberi si ricorrerà all’aspettativa che lascia a casa il militare pur riconoscendogli il 95 per cento dello stipendio.    Il rischio è quindi che il taglio degli organici resti in gran parte “sulla carta” e non produca un immediato e sensibile risparmio per le casse dello Stato mentre anche la dismissione di caserme e immobili non  significa automaticamente la loro vendita a privati ma solo la cessione al Demanio. In questo contesto la riduzione delle risorse complessive potrebbe portare nei prossimi due anni ad un aumento della percentuale del bilancio dedicata al personale, cioè all’esatto contrario di quanto pianificato da Di Paola che vorrebbe potenziare i fondi per investimento ed esercizio. La decisione di acquistare comunque 90 nuovi aerei da combattimento F-35 (anche se diluiti in più anni), fregate e mezzi terrestri rischia di ridurre ulteriormente le spese di esercizio. Al fine di risparmiare sui costi di gestione la Difesa prevede di radiare almeno una ventina di navi, chiudere due brigate dell’esercito e dismettere alcune basi aeree  (si parla di Piacenza e Trapani) mentre verrà ridotto anche il fondo extra bilancio per le missioni all’estero da 1,4 miliardi di quest’anno (assorbito per metà dalla missione afghana) a 1 miliardo nel 2013. Un taglio che comporterà una forte riduzione dei quasi 7 mila militari oggi schierati oltremare. il ritiro dall’Afghanistan già prevede il rimpatrio di 5/600 militari a settembre e altrettanti nel marzo 2013 dei 4.200 presenti attualmente. Ulteriori riduzioni soprattutto nella costosa componente aerea (una trentina tra aerei e  elicotteri) schierata Herat e qualche “limatura” ai contingenti in Libano e Balcani potrebbe consentire di far quadrare i conti anche se il rimpatrio di uomini e mezzi dall’Afghanistan comporterà consistenti costi logistici.
Gianandrea Gaiani
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