di Giovanni Martinelli
Per uno di quei paradossi poco comprensibili, quello che è a tutti gli effetti uno dei Corpi di Marines (o, se, si preferisce, di Fanteria di Marina) dalle dimensioni notevoli e dalle capacità operative non meno importanti finisce invece con il risultare poco conosciuto; eppure, questo è proprio quello che succede per il Republic Of Korea Marine Corps (ROKMC).
In realtà, volendo approfondire la questione, le ragioni per comprendere questa scarsa "popolarità" ci sarebbero anche: una storia relativamente breve (ancorché contraddistinta da un paio di impieghi operativi a dir poco significativi) e compiti fino a oggi per certi versi limitati (con una esclusiva ottica di difesa nazionale e un altrettanto ridotto impegno fuori dai propri confini), hanno finito con il rendere poco visibile questo particolare reparto. Nonostante ciò, resta il fatto che quando è stato chiamato a operare in scenari reali, questo si è sempre e comunque distinto per la propria efficacia, dimostrando quelle eccellenti capacità operative poco sopra accennate.
Ma ora, grazie ai mutamenti geopolitici nel frattempo intervenuti, il momento per un cambiamento di rotta (anche rilevante) appare ormai maturo e i relativi segnali altrettanto evidenti; da un lato si sta infatti intervenendo sul ROKMC stesso, sia attraverso un ulteriore aumento degli organici sia con un miglioramento delle dotazioni, e dall'altro, elemento non meno importante, c'è l'intera componente anfibia della Republic Of Korea Navy (ROKN) a essere interessata da un parallelo processo di (notevole) potenziamento.
Segnali dunque che indicano la volontà da parte Sudcoreana di far assumere a questo Corpo una dimensione diversa rispetto al passato, salvaguardandone sì i compiti tradizionali ma, al tempo stesso, puntando a fargli acquisire nuove capacità. In altri termini, in una regione come quella dell'Asia-Pacifico caratterizzata da una crescente importanza strategica, il solo contenimento della minaccia Nordcoreana non appare più sufficiente sia per garantire gli interessi nazionali di Seoul sia, più in generale, per assicurare la stabilità di tale regione; dunque potrebbe rendersi necessaria una maggiore assunzione di responsabilità. Ecco allora che in presenza di simili scenari, un tale reparto (a sua volta supportato da un'adeguata componente anfibia) finirebbe con il rivestire, grazie alle sue caratteristiche peculiari, un'importanza fondamentale per la Corea del Sud.
I Marines della Corea del Sud
Come accennato poco sopra, il ROKMC può essere considerato come uno dei Corpi di questo tipo più giovani; la sua formazione risale infatti al 15 aprile del 1949.
Solo pochi mesi prima, il Chief of Naval Operations della Marina Sudcoreana aveva assegnato l'incarico di selezionare i primi (futuri) Marines a un ufficiale proveniente dalle fila dell'Esercito. Sul modesto campo di volo di Deoksan vicino alla base navale di Chinhae, il Tenente Colonnello Shin Hyoun-Joon crea così un primo nucleo forte di 380 uomini provenienti dalle file dalla stessa Marina della Corea del Sud; di lì a poco promosso Colonnello, Shin passerà dunque alla storia come il primo Comandante del ROKMC.
L'organizzazione iniziale è moto semplice visto che risulta incentrata su di un ridottissimo Quartier Generale con alcune squadre specialistiche di supporto, 2 compagnie di fucilieri e una compagnia con le armi pesanti.È interessante notare come in questa prima fase, a dir poco sperimentale, l'addestramento di questi Marines avvenga impiegando le tattiche tratte dai manuali della fanteria giapponesi; il Giappone, giova ricordarlo, occupò infatti l'intera penisola Coreana dal 1910 al 1945 e nel corso della Seconda Guerra Mondiale molti degli stessi Coreani furono arruolati (a forza) nell'Esercito Imperiale Giapponese. Dunque, la soluzione più logica fu quella di riutilizzare l'esperienza comunque maturata in quel contesto; tanto più che anche le armi adottate inizialmente altro non erano se non quelle recuperate all'occupante.