Analisi Difesa anno 7 numero 66
012 - SPECIALE IRAQ

NUOVA BABILONIA È GIA COMINCIATA

(ANSA - dell'inviato Vincenzo Sinapi)
Nassiriya, 7 aprile – «Nuova Babilonia» - la missione italiana a carattere «prettamente civile», che darà il cambio a quella militare in Iraq - è già cominciata. Il capo della cosiddetta USR (l'Unità di sostegno alla ricostruzione, che gli americani chiamano PRT, Provincial Reconstruction team) si è insediato da alcuni giorni nel suo quartier generale di Nassiriya: 52 anni, napoletano, molte esperienze internazionali alle spalle, Ugo Trojano è dell'avviso che questa nuova esperienza, con il contributo di tutti, potrebbe funzionare e  dare i risultati auspicati. Con Trojano sono già a Nassiriya, nella base di Camp Mittica, anche i responsabili di alcuni settori del team di ricostruzione: “governance”; acque; energia; economia, sviluppo e commercio. Nei prossimi giorni arriveranno anche i funzionari che si occuperanno di sanità e agricoltura. Sono tutti italiani e tra loro c'è pure una donna. Ma il team sarà multinazionale, con rappresentanti di diversi Paesi. Secondo i piani illustrati dal ministro della Difesa Martino, il contingente militare scenderà dagli attuali 2.600 a 1.600 uomini a giugno e poi, progressivamente, si darà sempre più spazio alla nuova missione civile, che dovrebbe subentrare definitivamente a quella militare all’ inizio del prossimo anno.  Ma la fase organizzativa è già cominciata e la USR sarà pienamente operativa a partire da giugno. Trojano ha trascorso gli ultimi 20 anni (tra Nazioni Unite e Farnesina) in Africa, Medio Oriente e Balcani, dove è stato anche 'sindacò Onu di Kosovo Polje. Ora gli tocca questo compito impegnativo, in Iraq. Ma lui sembra ottimista.  Ha già parlato con il governatore di Nassiriya e il presidente del consiglio provinciale e gli sono sembrati entrambi molto determinati a percorrere, con l'aiuto italiano e del Prt, la strada di una ricostruzione veloce e a tutto campo, che coinvolga non solo la sfera economica, ma anche quella istituzionale e sociale. Sono molto contenti, soprattutto, che la leadership del team sia stata affidata all'Italia. Ma come sarà l'USR di Nassiriya? Poco, o niente a che fare con il team di ricostruzione che l Italia gestisce ad Herat, in Afghanistan. «C'è una differenza sostanziale», spiega Trojano. «Quello è guidato da un militare, mentre qui il responsabile è un civile. L'impostazione, dunque, è completamente diversa». Naturalmente non mancheranno soldati e carabinieri, che dovranno tra l'altro continuare l'azione di addestramento delle forze di sicurezza irachene; e lo stesso  vicecomandante della USR è un ufficiale. Ma i vari settori di ricostruzione sono tutti nelle mani di funzionari civili, proprio per enfatizzare il fatto che si tratta di una missione senza stellette. Per quanto riguarda il mandato, Trojano sintetizza che si tratta essenzialmente di aiutare l'amministrazione locale a svolgere nel migliore dei modi i compiti che gli sono propri, affinché tutti i finanziamenti, sia quelli già stanziati, sia quelli che arriveranno, vengano impiegati efficacemente nell'attuazione dei diversi progetti (con largo impiego, peraltro, di maestranze locali). E non si tratta di quattro soldi: ci sono infatti i finanziamenti italiani, quelli multinazionali, i fondi della Divisione e quelli del governo centrale, che ha già stanziato 110 milioni di dollari ancora in gran parte da utilizzare. Un bell'impegno dunque per i responsabili del team di ricostruzione, che stanno muovendo i primi passi con la supervisione dell ambasciata italiana e della “task force Iraq” della Farnesina, guidata ora da Gianludovico De Martino, ex  ambasciatore a Baghdad e grande conoscitore dei fatti locali. In questa fase, inoltre, sono proprio i militari italiani a dare una grande mano a Trojano. «Abbiamo cominciato una sorta di affiancamento tra contingente e USR stabilendo un punto di  contatto, costituito da un nostro ufficiale», spiega il generale Natalino Madeddu, comandante della brigata Sassari e della missione militare italiana in Iraq. L'ufficiale delegato avrà l'incarico di vicecomandante del team di ricostruzione e servirà proprio a garantire il passaggio graduale tra l'Antica e la Nuova Babilonia. Essenziale il suo ruolo, perché potrà spendere tutta la credibilità che si sono guadagnati sul campo i soldati italiani. «Abbiamo parlato con le autorità e con la popolazione locale - spiega Madeddu - e loro ci credono quando diciamo che l'aiuto dell'Italia non verrà meno, ma sarà attuato in modo diverso». Né la gente sembra temere per la sicurezza, con l'uscita di scena del contingente italiano. «Le forze di polizia e i militari iracheni - sottolinea infatti Madeddu - sono sempre più in grado, e l'hanno dimostrato in diverse occasioni, di saper tenere la situazione sotto controllo.  Abbiamo ancora diversi mesi davanti per accrescere ulteriormente le loro capacità e non dimentichiamo che l'attività di addestramento andrà avanti anche dopo. Quindi - conclude -  nessun timore: non è questo che si percepisce tra la  popolazione di Nassiriya, ma la fiducia - quella sì - di un futuro migliore».